SKILL: MOTIVAZIONE, BENESSERE IN AZIENDA, TEAM BUILDING, RESILIENZA, GESTIONE DEGLI STATI EMOTIVI
TIPOLOGIA/INTERVENTO: Coach e formatore esperto di leadership, motivazione personale e di squadra, comunicazione gestione dello stress, motivazione personale e di squadra, implementazione e sviluppo della comunicazione tra individui e tra gruppi di lavoro, gestione degli stati emotivi: pressione psicologica, etc., creazione sviluppo di una nuova cultura di lavoro, creazione e trasferimento di compiti e responsabilità ai collaboratori e/o a gruppi di lavoro, una vita da capitano: storia di rugby e di vita, lealtà, sacrificio, dedizione, storia, onestà e rispetto, il rugby ed I suoi valori come metafora della vita aziendale, sostenere chi ci sta vicino, rialzarsi sempre dopo un placcaggio, passare la palla al proprio compagno, stringere la mano all’avversario, rinascita digitale.
Video:
https://www.youtube.com/watch?v=OY9TDTvRGg4
https://www.youtube.com/watch?v=WKqEhbJ7hKI
https://www.youtube.com/watch?v=u6nHE05Jjd
LINGUA: ITALIANO
BIO: Ex campione di rugby e capitano della nazionale e ora allenatore della Benetton Rugby. Professione capitano, a qualsiasi latitudine. In Italia (Petrarca, Aironi, Zebre), in Francia (Narbonne), in Inghilterra (Gloucester). E naturalmente in Nazionale. Intelligente, carismatico, posato, di poche parole e molta sostanza.
La sua parabola da leader azzurro si apre e si chiude – idealmente, non nei fatti – con gli All Blacks. John Kirwan lo investì del ruolo in un test-match contro i “tuttineri” in Nuova Zelanda, quando il padovano non aveva ancora spento 22 candeline (“Segnai anche una meta” ricorda). Pierre Berbizier, altro grande uomo di rugby, ci arrivò ai ferri corti nei giorni dei “lunghi coltelli” di Marsiglia (Coppa del Mondo 2007), allorché Bortolami si oppose (invano) al cerchio “anti-Haka” voluto dal francese.
Seguirono tre pessime partite azzurre, un problema alle vertebre cervicali (che i rumors avrebbero voluto diplomatico) e l’esclusione nella partita decisiva contro la fatal Scozia. Ma il suo capitanato resta legato alla prima, grande stagione azzurra nel Sei Nazioni.
Quel 2007 che ci portò due vittorie consecutive – a Murrayfield e contro il Galles – per un boom di popolarità del rugby mai vissuto prima. Figlio d’arte – il papà Pasquale è stato due volte campione d’Italia con il Petrarca, negli anni Settanta – scopre il rugby a 10 anni, all’Antonianum di Prato della Valle. Quindi compie tutta la trafila nelle giovanili del Petrarca, alla Guizza, fino a sbarcare in prima squadra e in Nazionale.
Appesi gli scarpini al chiodo, è passato dall’altra parte della barricata, prima ad assistente e poi da capo-allenatore al Benetton Treviso. Laureato in ingegneria meccanica, tifoso della Ferrari, da ragazzo sognava di entrare nella scuderia di Maranello.
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